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Può sembrare contraddittorio, ma, oltre le forme note, anche la minaccia di esercitare un diritto può costituire tentata estorsione se eccede il dovuto (o viene posta con mezzi illegittimi) figuriamoci quando, come nel caso che vede me e mia moglie combattere da 20 anni, la pretesa riconvenzionale in giudizio della ns controparte si rivela, senza possibile smentita, ingiustificata, e, i loro legali, in scienza di ciò, continuano a sostenerne le inesistenti ragioni.


E’ quanto decreta la Suprema Corte (sent. 48733 del 17/12/2012; Cass. 16618/2003 Rv. 224399) : “in tema di estorsione, anche la minaccia di esercitare un diritto, come l’esercizio di un’azione giudiziaria o esecutiva, può costituire illegittima intimidazione idonea ad integrare l’elemento materiale del reato di estorsione, quando tale minaccia sia finalizzata al conseguimento di un profitto ulteriore, non giuridicamente tutelato”;

In effetti in giurisprudenza, la minaccia necessaria per integrare gli estremi dell’estorsione (o della tentata estorsione) consiste nella prospettazione di un male futuro e ingiusto, la cui verificazione dipende dalla volontà dell’agente.

Nel ns caso, il male ingiusto non ci fu solo minacciato, ma anche imposto, obbligandoci il 7 settembre 2004, tramite l’Ufficiale Giudiziario e manu militari grazie alla sentenza attestante il falso del del Giudice Mauro Criscuolo  c/o il Tribunale di Napoli n° 309/2004 - a riconsegnare un immobile a una società che dopo pochi mesi lo rivendette, truffando una nuova famiglia come ne aveva truffato altre circa 100 dal 1995 in avanti.

Noi avevamo regolarmente prenotato l’immobile in costruzione nel 1993, ma al rogito, il 16.11.1995, rifiutammo di intestarlo - perché venendo solo allora a conoscenza che era stato costruito in difformità alla C.E. n° 133 del 21.12.1990, ma che la società lo dichiarava regolarmente condonato senza però esibire i documenti sulla regolarità del condono – in ciò favorita dal notaio Nicola Capuano (solo da pochi giorni fatto oggetto di richiesta di chiarimenti dal Consiglio dell’Ordine dei Notai di Napoli) – ci riservammo di sottoscrivere il rogito solo dopo aver visionato e ricevuto in copia gli atti che dichiaravano regolare il condono.

Abitando già nella casa continuammo ad abitarla, trattenendo l’immobile in base al principio che all’inadempiente non si deve adempiere, attendendo la restituzione degli importi da noi versati e spesi in buona fede nello stesso, venendo in seguito sopraffatti dai legali e dai responsabili della società, stravolgendo questi la verità in giudizio con l’aiuto di Avvocati, CTU e Magistrati, nonché dipendenti e Pubblici ufficiali presso il Comune di Casalnuovo di Napoli, che hanno favorito la società dichiarato il falso in vari procedimenti, civili e penali. Alcuni ancora in corso.

Quindi siamo vittime di estorsione e minacce, l’ultima attività delle quali il 17 giugno 2015 in Corte di Appello a Napoli, r.g.n. 2958/2011 continuando, il legale Danilo Aita (per Ciro Rossi – Del Vecchio Costruzioni S.p.A.), tramite l’Avvocato Delegato Viviana Scotti, una attività tesa a conseguire un vantaggio ingiusto in quel giudizio che non può non tradursi in un danno per i sottoscritti.

(Estorsione denunciata proprio ieri).


Quale è, se non quella di complici, la posizione degli Avvocati che, sapendole eccessive o illegittime, mettono a disposizione dei loro clienti mezzi, capacità e alea di onestà attribuita all’ufficio che rivestono, nel sostenere istanze non finalizzate a Giustizia?

Quale è, se non quella di complici, la posizione dei Magistrati che fanno finta di non vedere quanto viene documentato ai loro occhi?

Sul punto anche altre sentenze (Cass. 273/1970 Rv. 115339; (Cass. 5664/1974 Rv.88648; Cass. 7380/1986 riv. 173383)

- ravvisato che non è condivisibile la linea difensiva secondo cui, in assenza di minacce volte alla coercizione delle persone, non vi sarebbe responsabilità penale;

- ravvisato che il processo stesso costituisce una pena, e, quindi, un danno, sia in termini economici che di stress emotivo per chi vi è costretto;

- ravvisato che nonostante il Giudice rappresenti “La Sede” in cui le ragioni di parte trovino tutela (sicché la persona offesa non avrebbe da temere dal contraddicono processuale) in quanto le concrete dinamiche processuali possono rendere qualsiasi vicenda giudiziaria aleatoria;

ravvisato che é male ingiusto lo stesso "costringere una persona ad adire o subire un processo per far valere i suoi diritti"

concordano che al verificarsi delle seguenti condizioni,

  1. che la minaccia/pretesa cui si è esposti sia finalizzata al conseguimento di un profitto al quale il pretentende non ha diritto;
  2. che il pretendente sia consapevole dell’illegittimità/pretestuosità della propria condotta;

 “l’illegittima pretesa, sebbene fatta valere in modo apparentemente legale, integra gli estremi dell’estorsione.

Luigi Iovino

11 agosto 2015 - Cartolina dall'Italia in attesa di una seria riforma della Giustizia: Il tempo e la verità

"Criminalità nel Giudiziario" Frodi, furti, corruzioni: quando il processo diventa criminogeno

 

La denuncia

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