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Siamo a 2 giorni dall’ultima udienza nel processo nel quale, presso il Tribunale di Nola (a causa del balletto di nomine che ha interessato la Dott.ssa Laura Triassi e la Dott.ssa Annamaria Lucchetta ridotto senza un capo della Procura titolare, e vabbene che chi c’era prima di loro per il mio caso è stato come non ci fosse mai stato) dove mi si vuole per forza fare incolpare di diffamazione aggravata di rappresentanti e rappresentanze dello Stato.

Il mio accusatore è il notaio Antonio Areniello ed è parte civile il Consiglio Notarile dei Distretti riuniti di Napoli, Nola e Torre Annunziata, assistiti da un noto avvocato e professore di diritto penale.

E’ la prima volta che su di me dovrà essere emessa una sentenza, che per altro ho voluto e voglio fortemente.

Tra l’altro, la diffamazione aggravata della quale mi hanno accusato, se sussistente, è un reato punito severamentee

Non di meno sono sereno.

E’ vero, ho affermato delle cose gravissime, ma a livello giuridico sono tutte riscontrate indiscutibilmente.

Ho affermato che all’epoca dei lle pubblicazioni il cui contenuto è stato ritenuto gravemente diffamatorio e lesivo della onorabilità e credibilità di rappresentanze dello Stato e di specchiati professionisti (ma anche oggi è così per responsabilità del rappresentante pro empore dello stesso ufficio) l'allora presidente pro tempore del Consiglio Notarile di Napoli, pur avendone il dovere di ufficio, non denunciò il collega, notaio Nicola Capuano (con studio in Nola e a Napoli in via Depretis n. 5) del quale dal 2006 avevo documentato al Consiglio Notarile che, dal 1995, in correità con la S.P.A. Del Vecchio Costruzioni, aveva aiutato quest’ultima a commerciare centinaia di immobili illegali, sebbene NULLI autorizzando rogiti cui avrebbe dovuto rinunciare  denunciando chi glieli aveva proposti, ed invece li aiutò a completare un incredibile truffa immobiliare, tutta realizzata con documenti solo apparentemente regolari.

Avevo documentato, inoltre, che l’aiuto del notaio non era stato occasionale ma si era protratto nel tempo e nelle azioni.

In un primo momento, anche se non erano dovute perchè al notaio, per gli studi che ha dovuto fare, sarebbe bastato leggere il rogito che gli avevo sottoposto per individuare le illegittimità nello stesso contenute, il Consiglio Notarile mi chiese di avere delle sentenze per agire nei confronti del notaio per questo, portando pazienza rispetto a qquello che già mi appariva essere il solito "muro di gomma", dal 2011 portai:

la sentenza della Cassazione n. 7632/2011

Il rigetto del condono sottostante il trasferimento notarile illegale dell’immobile che volevano farci intestare (e un altro centinaio di rogiti fatti sottoscrivere, truffandoli, ad altre famiglie del “parco delle Ginestre” a via Strettola Casalnuovo di Napoli;

La Ordinanza di sequestro di tutti immobili del parco Ginestre via Strettola Casalnuovo di Napoli n. 12/2012 (tra cui quello che non avevo voluto intestare).

La Ordinanza del TAR della Campania n. 896/2012 che rifiutò di sospendere il sequestro agli originari proprietari del suolo, e delle stesse concessioni edilizie violate del parco Ginestre;

In ultimo ho portato la sentenza esecutiva della Corte di Appello di Napoli n. 57/2020 che ha confermato la illegittimità del rogito da me contestato presso lo studio del notaio Capuano il 16/11.1995 e riconosciuto il diritto di mia moglie e mio al risarcimento nei confronti della società di costruzione e dei suoi complici, tra i quali appunto il notaio Nicola Capuano.

Tutto è confluito correttamente ed è stato acquisito dal Pubblico Ministero e dal Giudice.

Dopo aver tutto depositato ho chiesto e ottenuto il Rito Abbreviato (e rinunciato alla prescrizione, rinuncia che ribadirò ancora se sarà necessario) per procurare che il processo di svolgesse nel minor tempo possibile a “allo stato” dei documenti presenti nel fascicolo di accusa, dove già avevo depositato le mie prove su quanto sopra affermato.

Il processo, che si sarebbe potuto chiudere subito già dalla seconda udienza nell’ottobre 2020 ha avuto da subito una serie di impedimenti (è tutto documentato dai verbali):

Anzi, le stranezze erano iniziate dalla comunicazione dell’avviso di garanzia, che riguardavano una accusa di violenza privata, a me del tutto estranea, per dimostrare la quale estraneità e nonostante l’avessi fatta revocare, il giudice ha voluto sentire mia moglie.

Alla seconda udienza, dicevo, seppi che era stata accolta la mia richiesta di Rito abbreviato, ma la udienza non andò oltre perchè non si reperirono ne fascicolo del PM i documenti della accusa.

A quel punto la difesa di parte civile, con osservazioni che poi non furono accolte, tentò di ottenere l’annullamento del processo e che comunque (fatto palesemente antiguridico) non mi venisse concesso il rito abbreviato.

Ebbi comunque modo di rilasciare le mie prime dichiarazioni spontanee, nelle quali cominciai a delineare ai giudici quale era lo scenario reale nel quale erano state formulate le accuse contro di me, lasciando proseguire (e non si sono ancora impedite):

gravi turbative alla sicurezza del mercato immobiliare;

le punizioni di legge a chi le aveva causate tra i quali il collega che con le loro omissioni avevano aiutato.

In tutte le altre udienze e fino alla penultima (che ha visto finalmente il giudizio entrare nella parte finale) ho rilasciato le mie dichiarazioni spontanee insistendo, fino a riuscirci, a farmi interrogare anche dal giudice sugli atti che avevo depositato, atti che avevo fornito al Consiglio Notarile e sui quali contemporaneamente stava formandosi la decisione nel processo in Corte di Appello.

Chiunque ha letto la sentenza e sa del giudizio che sto affrontando mi ha detto di essere fiducioso che il giudice confermerà la richiesta che la Pubblica Accusa ha formulato nell’udienza dell’8 settembre scorso:

I sig. Iovino sia assolto perché il fatto (pubblicazioni che ho affermato di aver fatto sempre per far conoscere i reati che stavano e stanno avvenendo da parte di responsabili di Rappresentanze dello Stato riunite in collegio, in scienza della illegittimità del suo operato non denunciando il notaio Nicola Capuano al Consiglio Regionale di Disciplina per i provvedimenti del caso) non costituisce reato.

Questa decisione il giudice dovrebbe prenderla in quanto la sentenza irrevocabile 57/2020 comprova pienamente la esimente dal reato di diffamazione exceptio veritatis sotto il profilo fattuale, comprovandola quasi del tutto anche sotto il profilo della continenza, tranne che per una frase che, tra l’altro, non è in se stessa ingiuriosa verso qualcuno.

Non è quindi la decisione del giudice che mi mette ansia e non è l’oggetto di questo post.

L’oggetto di questo post è di aver dovuto per l’ennesima volta assistere, di udienza in udienza a comportamenti antigiuridici di esimi avvocati per i loro esimi clienti nessuno dei quali, pur avendone il DOVERE, ha dimostrato di aver preso conoscenza dei documenti che asseverano la mia non incolpabilità.

In questo giudizio poi l’avvocato in questione non si è trattenuto, nella sua discussione, dal volere per forza farmi apparire come “diffamatore, ingiustamente aggressivo, masaniello, villano, falso accusatore” e lo ha fatto, come già il suo cliente, alla luce della conoscenza di atti che gli avrebbero quanto meno dovuto offrire degli spunti di riflessione se svalorizzare nella menzogna e nella ingiustizia una professione così nobile come quella dell’avvocato (e per il suo cliente quella del notaio).

Se fossi malpensante penserei che l’esimio avvocato non ha voluto tenere conto dei miei documenti per poter dire un domani, “non sapevo” (che non è e non può essere una scusante neanche per sé stesso figuriamoci per la giustizia) altrimenti non avrei potuto chiederne la punizione.

Presto il giudice metterà la parola fine a questa vicenda, ma non vorrei essere nei panni dell’esimio professore, o dell’esimio notaio, quando si dovranno confrontare l’uno con i suoi studenti di Diritto Penale alla Università Federico II^ di Napoli e l’altro con i suoi clienti.

Luigi Iovino 

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