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Nell'estate del '92, quando per la società di intermediazione di mio cognato con sede in Napoli mi occupavo di convincere costruttori di immobili ad affidarci l'incarico di vendita delle costruende unità immobiliari, a Casalnuovo (NA), presso un cantiere con 6 fabbricati al cemento armato non ancora tompagnati, presi contatto con i direttori dei lavori, ingegneri Ciro Carboni e Claudio Zarulli, che poi mi introdussero alla Del Vecchio Costruzioni S.p.A. (in appresso nella presente DVC).

Sul fabbricato distinto nel parco con la lettere "F" stava tentando di vendere la società COTIM Immobiliare di Tiziana Ferlaino, (figlia di Corrado), Presidente della DVC (al contempo anche della S.S. Calcio Napoli, della quale stava probabilmente già procurando il CRAC per il quale è stato condannato da poco insieme a Corbelli) le vendite erano pressoché ferme. Presentate le mie argomentazioni, a metà marzo '93, venni chiamato da Ciro Carboni per un'appuntamento con l'Amministratrice, Patrizia Boldoni, allora moglie di Ferlaino.

Dopo un'articolata trattativa (facevano anche i preziosi) ci conferirono l'incarico di procacciare acquirenti, per il quale scopo ci consegnarono documenti e planimetrie apparentemente autorizzate. Espletammo l'incarico con successo. Il 23 luglio '93, servendo anche alla mia famiglia una casa più grande, convinsi mia moglie a sottoscrivere un preliminare per un appartamento di oltre 100 metri quadri, con 3 camere letto, ripostiglio, balconi, giardino privato di circa 300 metri quadri e posto auto antistante, dal quale accedere al giardino con le auto. Versammo una caparra di 70 milioni di lire e nel maggio 1994 un acconto prezzo di Lire 17.500.000 oltre IVA al 4%. In buona fede, facemmo apportare migliorie all'appartamento per altri 20.000.000 di lire, per cui la ns esposizione superò lit. 110.000.000 e altri 87.500.000 lire avremmo dovuto pagarli al rogito tramite accollo di un mutuo bancario. La consegna del 30 ottobre '94 per l'intero complesso ultimato non fu rispettata.

A fine novembre la casa e il parco non erano pronti, la società giustificò i ritardi con difficoltà economiche, che, col senno di poi, godendo di un prestito di Banca di Roma S.p.A. di 11 miliardi di lire (bastevoli per completare chiavi in mano il complesso anche senza acconti dai clienti, che invece aveva incamerato per oltre 4 miliardi di lire) non avrebbe dovuto avere. Poi venimmo a conoscenza che era stato arrestato Domenico Cervone* per associazione camorristica al clan Foria, egemone a Pomigliano D'Arco e Casalnuovo.

  • (*titolare dell'impresa cui i Ferlaino/Boldoni avevano affidato i lavori).

Per paura che la situazione precipitasse, (e perché dovevamo lasciare la casa venduta per acquistare questa) insistendo, ottenemmo la consegna il 16.12.94. Nel verbale la società sottoscrisse l'impegno al completamento, poi non rispettato.

Quando ci chiamarono al rogito, 16.11.95 presso il notaio Nicola Capuano, ci allarmò conoscere solo allora che avevano chiesto un condono (quindi avevano costruito in difformità e c'é l'avevano tenuto nascosto, sicché potevano presentarsi responsabilità occulte) e che pretendevano la firma del rogito senza esibire attestati di congruità dei pagamenti del condono, concessioni in sanatoria o certificazioni di agibilità degli immobili per cui fummo costretti a non firmare l'atto in attesa di chiarimenti, che, prima di lasciare lo studio del notaio, ci furono assicurati da Concetta Gallucci (procuratrice speciale di Patrizia Boldoni, oggi con lei coindagata per associazione per delinquere).

In seguito non riuscimmo ad ottenere alcuna garanzia. Non avendo altra scelta chiedemmo prima bonariamente l'annullamento del preliminare per inadempienza della venditrice con addebito di tutte le responsabilità a loro carico. Loro ci si rivoltarono contro, insistendo che eravamo noi colpevoli di inadempienza per non aver voluto firmare il rogito.

Le scelte che ci misero a disposizione furono:

  1. Intestare la casa com'era, versando le spese DI rogito, l'IVA prima casa e gli interessi di mora dalla consegna (16.12.94) al rogito, (16.11.95) sugli 87.500.000 lire che avevano predestinato all'unità immobiliare consegnataci.
  2. Accontentarci della restituzione della sola caparra, con una estorsione che, considerando i risarcimenti dovutici, superava i 110 milioni di lire.

Unitamente ci minacciarono che rivolgersi alla giustizia sarebbe statoper noi inutile e dannoso.

Senza barattare, affidammo la pratica a un legale di fiducia ma da subito ci trovammo contro anche lui (cosa che potemmo capire solo nel prosieguo, comprendendo anche che, se avessimo avuto un legale onesto al posto di Vincenzo Giordano del Foro di Napoli, avrebbe dovuto consigliarci di denunciarli per truffa ed estorsione aggravata, chiedendo la nullità del preliminare, ma il legale ci instradò sulla via precostituita dai criminali nel preliminare di vendita, cioè indire un Arbitrato, per far comporre il quale, manco a dirlo, fecero passare quasi due anni, nominando il loro Arbitro solo quando, vinto la riottosità del ns legale, lo obbligammo a rivolgersi al Presidente del Tribunale) durante l'Arbitrato, Patrizia Boldoni, completate altre truffe a famiglie ignare e all'Amministrazione Pubblica di Casalnuovo di Napoli (ancora oggi coperte da silenzi complici di dipendenti e Amministratori deviati) mise la società in liquidazione volontaria e, nominato liquidatore la "testa di legno Rag. Ciro Rossi, proseguirono l'aggressione giudiziaria nei ns riguardi.

Non potendo ancora intuire la vera gravità degli abusi, perchè al Comune c'era un muro di gomma, dalle prime contestazioni fino alla sentenza n° 309/04 (dal punto di vista di chi aveva il possesso materiale dell'immobile) il ns allarme non fu eccessivo, e aspettammo fiduciosi la giustizia, capendo poi a ns danno che la fiducia nella Giustizia era malriposta.

Con la sentenza n° 309/04, in conclusione del 1° grado (Trib.le (NA) IIa Sez Civ. n. 13288/98) la promessa estorsiva di Patrizia Boldoni e Corrado Ferlaino (che non poteva non sapere) fu attuata dall' Avvocato complice Roberto Morante, (già aiutato in Arbitrato e in 1° grado dal procuratore speciale in giudizio, ing. Gennaro Fiorillo, (già direttore dei lavori del parco abusivo e complice come i primi due ingegneri), e da Ciro Rossi (nominato liquidatore della società l'1.12.1997 - fin dall'inizio testa di legno dei reali colpevoli dei reati) cui hanno dato credito solo magistrati indegni delle toghe che indossano.

Durante il I° grado il sodalizio criminale si avvantaggiò delle falsità del C.T.U., Santo Flagiello, e in conclusione della decisione criminale del giudice monocratico Mauro Criscuolo*.

  • *denunciato, (finora inutilmente in quanto aiutato da colleghi altrettanto criminali) per quanto di falso ha dichiarato nella sentenza n° 309/04, per dolo e colpa grave, ai sensi dell'art. 2 comma 3 legge 117/88 lettere a, b e c.

Vinto così il primo grado, la ns controparte, mentre il ns avv.to - Giuda - Vincenzo Giordano (prima con studio in Via Pitloo e oggi con studio in via Solimena (NA), tel. 0815569828) tentava di estorcerci le sue spettanze, Morante e Rossi, con aggressioni continue, cominciarono a notificarci lo sfratto tramite l'ufficiale giudiziario (Antonio Velardi, Tribunale di Nola, che pure consentì molte irregolarità) sempre scortati dai Carabinieri locali (i quali vista la sentenza non vollero sentir ragioni e da un messo comunale) cominciò la parte più violenta della estorsione.

La prima volta che Morante venne gli promisi in presenza dei convenuti che non avrei smesso un'istante di denunciarli, e con loro chiunque li avesse aiutati, come sto facendo tutt'ora, anche con questo sito! La forza pubblica fu presente anche quando mi chiusi da solo in casa, con delle bombole di gas, minacciando di far scoppiare l'intero fabbricato se non avessero arrestati Morante e Rossi per l'estorsione che stavano compiendo nascosti dietro il potere che gli conferiva la sentenza 309/04, che sapevano attestante il falso. Quando arrivò il giornalista Pino Neri, de "il Mattino", che ero riuscito ad allertare, gli dissero che non c'era niente da documentare, che chi faceva casino era solo una persona malata di depressione (che poi me l'hanno fatta venire veramente e che sto cercando di curarmi) e lo invitarono ad allontanarsi, andando poi via anche loro, spostando l'aggressione al 7 settembre 2004, quando riuscirono a sottrarci illegalmente il possesso dell'immobile sfondando la porta di casa in nostra assenza con l'aiuto di un fabbro, scortati dai Carabinieri e da un'ambulanza.

In seguito un sottufficiale della stessa Tenenza mi confidò che avevano depositato presso il magistrato della Procura di Nola, Dott. Francesco Raffaele, nel procedimento R.G.N.R. n. 860/2007, un parere per il sequestro del parco, cosa che pare che fecero anche i responsabili della Guardia di Finanza locale quando ad occuparsi della vicenda era il P.M. Carmine Renzulli, proc. R.G.N.R. 7841/09, senza ottenere nulla.

  • Particolare che si rivelerà tragico:

l'unica via di accesso alla lottizzazione abusiva (via Cupa dei Romani, poi diventata via Strettola, tristemente nota per l'incidente nel quale, nel 2011, sono morti un'autista dell'azienda che gestiva i rifiuti e un netturbino, mentre un terzo rimase gravemente ferito, strada dove già c'era stato un crollo anni addietro) era inadatta a sostenere il traffico pesante in quanto preesistevano cave tufacee mai completamente esplorate, come quella che ha ceduto nel 2011 - occupata da prima della edificazione abusiva, nella parte iniziale, dalle cantine Pelliccia).

Sicché quella strada non avrebbe mai dovuto/potuto sostenere il traffico pesante.

Incuranti di tanto, durante le opere di urbanizzazione, probabilmente per risparmiare pochi soldi, i costruttori abolirono la realizzazione dell'allaccio stradale per consentire il deflusso del traffico attraverso Parco Fontana, senza che i responsabile del controllo delle pratiche e della costruzione eccepissero alcunché.

Subito lo sfratto forzato nel ludibrio pubblico generale di chi non sapeva quali reati stavano realmente accadendo (ai condomini del parco, che non immaginavano di essere stati anche loro truffati e ai Carabinieri avevano raccontato che noi eravamo inquilini morosi, mentre avevamo speso tutti i nostri averi per la metà della proprietà) per preparare l'Appello mi procurai nuove prove ed in forza di queste denunciai la presenza di abusi dei quali mai era stato chiesto il condono (cosa che avrebbe dovuto fase il CTU del 1° grado se non avesse dichiarato il falso)e l'estorsione. Anche il giudizio di Appello,relatore il Dott. Giovanni Carleo, (III Sez. Civ. Corte di Appello di Napoli R.G. 1360/04) fu pilotato in modo sfacciato e vergognoso e concluso con la sentenza n° 2360/05 (oggi cassata con sentenza R.G. Cass. n. 7632/011).

Intanto sono passati anni nei quali, grazie all'immobilità complice dei responsabili presso il Comune e delle Forze dell'Ordine di Casalnuovo e di Napoli, con grave colpa dei magistrati inquirenti, i Ferlaino/Boldoni hanno realizzato altri reati per estero vestire fittiziamente capitali di provenienza non dichiarata per 50 milioni di euro, in parte frutto della truffa di Via Strettola, contro la nostra ed altre 100 famiglie e contro le Amministrazioni Pubbliche locali.

In questa storia sono coinvolte dall'inizio una Arciconfraternita e la Curia di Napoli, che da 20 anni si arricchiscono illecitamente dalla locazione di 40 di questi appartamenti realizzati con i proventi della truffa su loro suoli, anche a loro è stato notificato il decreto di demolizione sequestro - vedi documento - ma, non hanno denunciato i responsabili della costruzione, forse perché avrebbero dovuto auto-denunciarsi.

Dopo aver perso anche l'Appello, con una Odissea alle spalle, sono riuscito a vincere in Cassazione e sto continuando sia la battaglia civile che quella penale, purtroppo ostacolata da troppi magistrati complici di Mauro Criscuolo, (da me denunciati anche formalmente per gli sviamenti imposti ai procedimenti) che nel presente sito nominerò singolarmente nei contesti nei quali hanno agito, svelando come le loro azioni non sono state nell'interesse della giustizia.

A 18 anni di distanza dalle prime denunce, la giusta conclusione giudiziaria sta ancora venendo contrastata da personale deviato dipendente dal Ministero della giustizia presso le Procure e i Tribunali di Napoli, Nola (NA), Roma e Perugia, oltre che in Cassazione civile e penale.

Gravi responsabilità per l'allargamento a macchia d'olio della truffa a sempre più famiglie c'è l'hanno i Sindaci che dal 2004 si sono alternati all'Amministrazione Pubblica di Casalnuovo, la Prefettura di Napoli, la Polizia, i Carabinieri, i responsabili del Consiglio Notarile di Napoli, i magistrati che hanno avuto in cura i procedimenti, costantemente informati con denunce dal 2004 ma mai intervenuti.

I magistrati, nascondendosi dietro il comma 2, articolo 2 della legge 117/88 "Nell'esercizio delle funzioni giudiziarie non può dar luogo a responsabilità l'attività di interpretazione di norme di diritto né quella di valutazione del fatto e delle prove" che non ha bisogno di spiegazioni, anche sul perché il legislatore che l'ha previsto è giudicato da molti il vero artefice del disastro giustizia in Italia.

Considerazioni finali:

Mentre aspetto pronunce dalla Corte di Cassazione penale e da P.M. e Giudici di Tribunali e Procure diverse per i vari procedimenti aperti anche dalle mie ultime Opposizioni avanzate contro le illegali richieste di Archiviazioni di G.I.P. di Roma, Napoli e Nola, ripensando alla lettera da me consegnata personalmente nelle mani del Vescovo di Napoli Cardinale Crescenzio Sepe, e al silenzio di tante personalità della Giustizia, della Politica e delle Istituzioni, solo per citarne alcuni: l'ex presidente della III Sez. Penale dott. Vincenzo Russo (incontrato nella canonica della chiesa di Forcella presentato da Don Luigi Merola, prete anticamorra cui avevo chiesto aiuto) dell'ex Procuratore di Napoli Giandomenico Lepore e del responsabile della Procura di Nola Paolo Mancuso, dell'allora Ministro degli Interni Pisanu, di Don Luigi Ciotti (incontrato intenzionalmente a Portici per un convegno anticamorra) dell'attuale Presidente del Senato della Repubblica Piero Grasso (informato con documenti quando era Procuratore Antimafia durante la prima "3 giorni Contro tutte le mafie" organizzata nel 2007 a Roma da Libera con Francesco Forgione quando era Presidente della Commissione Antimnafia) del fu Prefetto Renato Profili e dell'attuale Capo della Polizia (quando era Prefetto a Napoli) Alessandro Pansa (vedi filmato), della Dott.ssa Via, burocrate da sempre presso la segreteria della Prefettura di Napoli, non possono che considerare che ci restituiscono un quadro pietoso delle Istituzionale italiane.

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