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Sottotitolo: Consumata estorsione descritta nel verbale di esecuzione giudiziaria del 7.9.04 ai miei danni;

Non c'entrano #fedez #ferragni #achillelauro #OriettaBerti, la #cocacola né la loro #canzonedelgiorno .

Il rosso cocacola è quello delle toghe dei magistrati del #Csm che ora vogliono cambiare i vertici della Procura di Nola, mentre dal processo contro di me stanno emergendo gravissimi reati di rappresentanti e rappresentanze dello Stato riuniti in collegio, che potrebbero far tremare le basi di questa Repubblica.

La signora "perbene" è Patrizia Boldoni, nata a Napoli il 27.12.1950, già molto nota alle cronache giudiziarie e mondane. 

 La-signora-perbene-Patrizia-Boldoni

Il C.S.M.  che oggi stà provvedendo alla sostituzione ai vertici della Procura della Repubblica di Nola è lo stesso che non ha mai dato ascolto alle mie doglianze neanche quando presentate a loro tramite la Presidenza della Repubblica proprio rispetto a reati di magistrati che operavano ai vertici e nella Procura di Nola e di Napoli.CSM

La Sentenza esecutiva Corte Appello Napoli n. 57 9.01.2020 ha infatti svelato l’intento estorsivo retrostante la esecuzione giudiziaria a me e mia moglie impostaci di subirla con la violenza al culmine di, non cessati, reati avuti inizio dal luglio 1993 perché ci ribellammo che una (già ingente) truffa contro di noi si aggravasse, mai pensando che si saremmo trovati contro una larga parte di rappresentnati dello Stato, anche notai e magistrati.

Antefatto:

il 23.07.1993 la Del Vecchio Costruzioni S.p.A., amministrata da Patrizia Boldoni (poi giudicata autrice di reati fiscali in merito alla conduzione societaria ma mai indagata per i fatti che sto denunciando dal 2004) utilizzando dei grafici di concessione solo apparentemente approvati, ci firmò un preliminare di acquisto di un appartamento in costruzione in via Strettola, parco Ginestre, Casalnuovo di Napoli, incassando da noi i primi 70 milioni di lire. Altri 17,500 milioni di lire li incassò come nuovo acconto prezzo il 18 maggio 1994; Altri 87,500 milioni di lire avremmo dovuto pagarli accollandoci parte di un suo debito con la Banca di Roma S.P.A., alla quale avremmo dovuto restituirli come mutuo acquisto casa. Comunque già prima che ci chiamassero per il rogito, previa autorizzazione precedente la conclusione dei lavori, avevamo anche apportato migliorie al capitolato per altri 20 milioni, per una esposizione totale vicina ai 110 milioni di lire.

Ci aveva taciuto, la signora, che già a monte della promessa di vendita la società aveva insanabilmente stravolto il piano di lottizzazione, violato la convenzione per lottizzazione del 19.07.90 e la concessione edilizia n. 133/90, che il terreno sul quale stava realizzando le case non idoneo alla costruzione, che sugli edifici gravavano oltre 1.500 metri cubi di eccessi di volumetria non denunciabili al Genio Civile, che le superfici del giardino e del posto auto che aveva promesso di intestarci in proprietà esclusiva dal notaio in realtà erano aree vincolate ad uso pubblico, che in tale situazione ognuna delle singole inadempienze era ostativa al conseguimento della abitabilità, e quindi, alla commerciabilità del bene.

Non potendo immaginare che una costruzione in pieno centro cittadino potesse essere dalle autorità lasciata proseguire nel detto stato di fatto, il 16.12.1994 accettammo la consegna e il possesso materiale dell’appartamento, stabilendoci coi ns 3 figli la residenza, nonostante buna parte del parco era ancora in costruzione.

A fine ottobre 1995 ci convocarono dal notaio Capuano presso il suo studio in via Depretis 5 Napoli, dove ci recammo la sera del 15 novembre;

Presente la società il notaio ci lesse il rogito, che dovemmo forzatamente rifiutare di firmare perché presentava evidenti profili di illegittimità.

Non ricevendo nessuna spiegazione dal notaio o dalla società, ma solo pressioni a intestarci l’immobile così “come era” né la restituzione dei soldi versati, che ad un certo punto vista la ns insistenza a retrocedere dal preliminare, addossandoci una inadempienza ai patti che non avevamo volevano restituirci in misura ridotta, ci costrinsero ad adire le vie legali.

Da allora ad oggi per non è iniziato un inferno in terra che, nonostante abbiamo avuto ragione ai più alti gradi della giustizia in Italia, ancora deve cessare, mentre dei risarcimenti che ci sono stati riconosciuti ancora non si parla.

Segue il resoconto della violenza realizzata contro me, mia moglie ed i miei figli, per nascondere dei crimini in corso nei quali erano e sono coinvolti dei pezzi deviati dello Stato.

Luigi Iovino

 

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